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Un nuovo corso per il Basso Piave

Il commercio dopo il Coronavirus: nasce l’e-commerce di prossimità


 

Ormai è ufficiale: il 2020 che speravamo potesse essere l’anno di un’iniziale ripresa economica in Italia si concluderà invece con un passivo del PIL di circa il 9,1% (secondo recenti stime del Fondo Monetario Internazionale). La recessione travolgerà l’intera economia globale, chi più chi meno (noi più), ma il dato più rilevante e in un certo modo preoccupante è che tutti i paradigmi economici potrebbero venire stravolti, e nulla sarà più come prima.

Alcuni osservatori internazionali, come Bloomberg e l’Economist, prevedono risultati catastrofici a lungo termine parlando anche di effetto “vasca da bagno” per descrivere la curva dell’economia nei prossimi anni: dapprima una discesa ripida, seguita da una lunga, estenuante linea piatta prima della sperata ripresa finale. L’importanza e le prospettive di sviluppo di interi settori vengono messe in discussione, per alcuni nel bene (industria sanitaria), per altri nel male (viaggi). Ma al di là delle performance economiche, l’attuale emergenza e il modo in cui vivremo nelle cosiddette fasi 2, 3, eccetera, significheranno un cambio a livello comportamentale e culturale.

L’interessante reportage “Chine: le monde d’après” di Sébastien Le Belzic sul canale ARTE (purtroppo solo in francese), realizzato a Pechino pochi giorni fa, ci fornisce un ritratto preciso dell’attualità cinese e ci mostra quello che con buona probabilità sarà il nostro futuro prossimo. Anzitutto, e in modo abbastanza intuitivo, ci sarà un boom dell’industria dei corrieri espressi e delle consegne a domicilio. In secondo luogo, la nostra privacy verrà per così dire “reinterpretata” al fine di garantire il bene pubblico: in Cina, ci mostra Le Belzic, ogni cittadino viene tracciato con un QR-code personale che rileva tutti i suoi spostamenti. In un certo senso si potrebbe dire che il COVID-19 ha accelerato una serie di processi già in atto ed addirittura auspicati dai governi o dalle aziende private: lo smart-working, il pagamento tracciabile online, la socialità e l’apprendimento digitale.

È realistico pensare che alcune di queste nuove “usanze” comportamentali resteranno anche quando finalmente potrem(m)o tornare alla normalità. Questo articolo presente nel blog di BigCommerce, colosso americano che fornisce servizi per l’e-commerce, illustra una serie di statistiche interessanti relative ai cambiamenti nelle abitudini di consumo della popolazione, mostrando ad esempio come non solo l’industria dei viaggi ma anche quella dell’abbigliamento stia subendo il lockdown.

Il boom dell’e-commerce è stato così repentino che l’aumento verticale degli acquisti ha sorpreso persino alcune piattaforme del settore, con l’effetto di non riuscire ad evadere gli ordini ricevuti. Lo stesso boom si sta verificando anche in Italia, storicamente molto più indietro di altri paesi occidentali in questo campo. Roberto Liscia, presidente di Netcomm intervistato da Forbes, evidenzia come nelle ultime settimane gli utenti dell’e-commerce siano aumentati almeno del 75%.

Questo exploit, solitamente, viene visto in due modi: o molto bene, o con molta paura. In sostanza ognuno può avere la propria opinione sulla bontà o meno dell’e-commerce ma la realtà è che, come molte altre cose, essa dipende dall’uso che ne facciamo. Le opportunità date dalla tecnologia possono venir sfruttate anche da aziende locali, come molte a San Donà sono riuscite a fare durante la quarantena, senza per forza trasformarci nel tipo di persone che Zuckerberg e Bezos vorrebbero che fossimo.

Il nuovo paradigma culturale che siamo chiamati ad assumere però ci impone di pensare a un nuovo modo di acquistare e di consumare. Dovremo riscoprire il valore della prossimità, in senso geografico ma non solo, puntando su qualità che non sono acquistabili con un click come gli aspetti relazionali, di solidarietà e le ricadute sociali ed economiche che l’acquisto presso i negozi di vicinato ha e avrà per l’intero territorio (a questo proposito è bello scoprire cosa sta attuando la libreria Marco Polo di Venezia). Scopriremo quindi il valore della sostenibilità: la sostenibilità di un prodotto, di un sistema, la sostenibilità di una comunità. E scopriremo, o capiremo, l’importanza della responsabilità.

 

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